Google Penguin 2.1: come uscire da una penalizzazione Google

  • Google Penguin 2.1
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Penguin 2.1, il quinto aggiornamento dell’algoritmo di Google, ha turbato non poco il web nelle ultime settimane. Dal 4 ottobre in poi molti siti sono stati drammaticamente penalizzati, gettando molti SEO nella disperazione.

Google, per questioni di segretezza commerciale, non diffonde mai informazioni davvero significative circa i suoi algoritmi, perciò ogni strategia difensiva — da parte dei SEO — si traduce in pura speculazione e tentativi alla cieca. Capire come agiscono gli aggiornamenti e svelare il loro mistero equivale ad attutire il loro impatto, e nei casi più fortunati a sopravanzare i propri avversari nel difficile panorama dell’ottimizzazione. Prima di Penguin 2.0, ad essere analizzati erano i link associati alle homepage dei siti web.

Dopo Penguin 2.0 anche le pagine interne sono state prese di mira, cominciando a essere spiate e analizzate. Da allora l’algoritmo agisce più profondamente, e Penguin 2.1 è più invasivo che mai. L’anchor text sovraottimizzato non sembra più essere un punto cruciale, così come meno pericolose sono le corrispondenze esatte o parziali dei link.

Recuperare i danni causati dalla penalizzazione Google Penguin 2.1 è possibile?

cartellino della penalizzazione google

Il cartellino rosso per una penalizzazione da Google

Penguin 2.1 sembra concentrarsi maggiormente su: – la pubblicazione sul blog di post brevi e numerosi (400-500 parole), tutti collegati alla stessa o alle stesse pagine; – URL inseriti su piattaforme poco pertinenti; – troppi link inseriti sulla medesima piattaforma; – inserimento di troppi link che rinviano alla stessa pagina di un solo guest post; – la creazione di pagine poco pertinenti e inutili allo scopo di creare molti collegamenti interni; – troppi link dofollow; – link dofollow a messaggi sponsorizzati, considerati come link a pagamento; – collegamenti su domini di bassa qualità; – link provenienti da siti già vittime di spam.

Qualsiasi strategia che riveli una sospetta manipolazione dei risultati delle ricerche corrisponde — agli occhi di Google — a una grave infrazione delle sue linee guida. L’algoritmo in genere colpisce i siti, analizzando i suoi link in uscita. Se alcuni di questi rinviano a domini di scarsa qualità, anche tutti gli altri saranno guardati con diffidenza. Ecco perché risulta decisivo eliminare i link “sbagliati”: questo consente al proprio sito di recuperare credibilità.

Rimediare a una penalizzazione non è cosa semplice e soprattutto non è cosa immediata. Cambiare il modo di pensare il proprio sito, sostituendo un modello errato di business, è quindi indispensabile. I visitatori di un sito possono essere di ritorno oppure nuovi. La prima categoria di visitatori è costituita da quelli che tendono a ritornare sul sito, i “fedeli”: si tratta di un fattore indispensabile se si mira a mantenere un traffico cospicuo. Visitatori abituali si attirano invitandoli a cedere il proprio indirizzo email in cambio di qualcosa (uno strumento, un servizio, ecc), incrementando lo scambio di commenti, non mancando mai di affidarsi al top blog (pubblicando post di richiamo e attuali nel settore di riferimento). Ma anche i nuovi visitatori servono ad accrescere il traffico.

Sono quelli che non seguono il settore interessato, e che quindi arrivano casualmente sul sito in questione. Visitatori di questo tipo si “catturano” sui social network, attraverso strategie di comunicazione. In questo caso è molto utile concentrarsi sulle esche visive, come immagini contenenti didascalie, ecc. Tutto ciò è quel che viene definito marketing di contenuti. Non è propriamente SEO, ma aiuta a rimediare ai danni inferti da Penguin. Un’altra preziosa risorsa dell’ottimizzatore è il cosiddetto linkable asset che in breve sarebbe:

  • Capacità di attrarre continuamente collegamenti con il dominio generando interessi
  • Rafforzare la presenza del marchio on-line di un sito (sostanzia autorevolezza del brand)
  • Diventare più visibile attraverso ricerca e sociali canali (e cedere più traffico al sito)

Si tratta di un servizio che presuppone un’interazione o uno scambio di un determinato “bene” tra il proprio sito e i visitatori, che diventano beneficiari di un servizio. Si tratta di una modalità interattiva: il visitatore percepisce come genuinamente valido il servizio offerto, e può può farne diretta esperienza sul sito.

Come è stato finora sostenuto, rimediare ai danni di Penguin 2.1 non è né semplice né indolore: sono tanti gli interventi da fare, gli strumenti da eliminare e le strategie di business da rimuovere. Ci vorrà tempo ed energie, ma con impegno e astuzia è davvero possibile superare il grave arresto. Se vuoi affidarti a Famastudio per recuperare le posizioni perse a causa delle penalizzazioni da Google clicca qui o continua la lettura con altri consigli su come fare seo nel 2014 e uscire da qualsiasi penalizzazione inferta da Google.

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novembre 21st, 2013|Categories: ottimizzazione sui Motori di Ricerca|